Welcome to North Korea

September 14, 2016

 

Fra le recenti idee artistiche più interessanti segnalerei il progetto "Welcome to North Korea" di Max Papeschi.

 

Papeschi è noto per la sua strategia di rovesciamento di senso, alterazione, ibridazione, commento ironico di scenari e personaggi noti, che lo hanno visto anche pescare nel mondo del cartoon figure “innocenti” da ricontestualizzare nella storia maiuscola, insieme a icone della moda, del fumetto, della pubblicità, della musica rock, usate per scardinare in maniera provocatoria la realtà e il suo senso.

 

Suoi sono Topolino con la svastica o Hello Kitty con sullo sfondo il panorama di Hiroshima, o ancora Paperino soldato del Vietnam. Esempi di come l’attualità dell’occidente prende la strada “allucinata” di un grande baraccone, che insegue la memoria collettiva per stravolgerne i contorni, per rilanciare sempre lo stupore con l’ironia messa in campo.

 

Ho sempre trovato il gioco di Papeschi fin troppo scoperto, ripetitivo, quasi ossessivo.

 

Un’“arte pop non convenzionale”, certamente, come è stata definita, che si avvale del dono della sintesi di matrice televisiva.

 

Puntuale quanto non sempre riuscita, nel desiderio (illusione?) di graffiare il conformismo che tristemente dilaga nella società occidentale.

 

Stavolta però la sua provocazione mi convince.

 

Giochiamo sempre in zona “straniamento”, tecnica tipicamente pubblicitaria che è insieme operazione intellettuale figlia di Photoshop e dei tanti deliri manipolativi dell’immagine della comunicazione attuale.

 

In questa intervista Papeschi parla della sua satira rispetto alla pubbliità e alla dittatura:

 

"Il prodotto più assurdo da vendere - dice - è la guerra. In passato ho pensato perfino a un dirigibile con il logo di un’industria di bibite che bombarda. Ho immaginato l’organizzazione di un bombardamento offerto da un brand. Questo è il tipo di lavoro che faccio anche sulla nostra società contemporanea. Sulla Corea del Nord c’è un significato bivalente. Parlo sia di come noi comunichiamo vendendo qualsiasi cosa, sia di una dittatura che esiste davvero e contro cui va fatto ogni tentativo per scalfirne l’assurdità. Il nazismo per fortuna non c’è più ma questa dittatura invece esiste".

 

Papeschi ha sempre rivendicato la cura estetica delle sue opere – piene zeppe di simboli della cultura globalizzata – come parte integrante del messaggio che queste veicolano: il dramma è addomesticato dall’attenzione formale, ma l’immagine risulta lo stesso nuda nella sua forza comunicativa.

 

 

 

 

 

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