Che ne è della Odette di Modigliani?

October 4, 2016

 

La notizia questa estate mi aveva sorpreso: mentre si sprecavano le polemiche sulla quantità sfacciata di spazzatura che deturpava il volto della Capitale, ecco che tornava agli onori della cronaca una tela miracolosamente spuntata dieci anni fa in un cestino di rifiuti del quartiere romano de La Rustica, che gli esperti d'arte (non tutti, per la verità) attribuiscono a Modigliani.

 

Tanto che il dipinto lo scorso giugno ha aperto la mostra "Modigliani, les femmes" al Festival dei due mondi di Spoleto.

 

Gli occhi senza iride, azzurrati e asimmetrici, sembrano proprio quelli dei ritratti di Modigliani, a ritagliare uno sguardo cieco su un volto stilizzato e un po' spento, sempre elegantissimo.

 

Il luogo del ritrovamento, non altrettanto altolocato, giustifica la curiosità per un piccolo giallo che continua, visto che i critici sono divisi sull'autenticità della tela, e visto che non sono riuscita a trovare alcuna notizia neppure sull'attuale collocazione di Odette.

 

La mia curiosità è poi accresciuta dal personaggio Modigliani, eccentrico maudit dai foulard bianchi e dalle larghe giacche di velluto un po' logoro, che non disdegnò una vita dissoluta da pittore boheme, assiduo frequentatore dell'ambiente artistico di Montmartre.

 

E poi (come potebbe mancare?), l'alcool, la miseria, la morte avvenuta in giovane età...tutto concorre a farne un artista sdregolato, che inevitabilmente seduce l'immaginazione.

 

Eppure i suoi ritratti, viceversa, dallo stile caratteristico che si rifà così sfacciatamente all'arte africana, inchiodano la percezione ad un realismo elementare: non c'è alcuna idealizzazione.

 

Forme ovali del volto e colli lunghi sono quelli degli amici all'artista più intimi, e la prossimità affettiva, incrociando le forme dinamiche e disarmoniche delle sculture africane, archetipiche, creano un bel contrasto che stimola il pensiero.

 

Nella lezione del classicismo a cui l'artista si rifà, nella creatività tribale e antiborghese che si rintraccia ovunque, Modigliani utilizza il controllo sulle linee per sprigionare pathos: la semplicità del modello, che ripropone in ogni dipinto, gli permette di concentrarsi tutto sulla introspezione.

 

E allora ecco che il volto rappresentato si stacca da un fondale asettico che vorrebbe proiettarlo su un piano astratto, ma poi la forte personalizzazione del dettaglio respinge l'astrazione stessa: "Per lavorare – affermerà l'artista- ho bisogno di un essere vivo.  L'astrazione mi affatica, mi uccide ed è come un vicolo cieco".

 

Modigliani oscilla fra gli estremi anche nella sua esperienza di uomo: "Io stesso – ha detto- sono in preda allo spuntare e al dissolversi di energie fortissime: io vorrei invece che la mia vita fosse come un fiume ricco d'abbondanza che scorresse con gioia sulla terra..."

 

E poi: non c'è forse una ambiguità che intriga nel suo interesse per la figura femminile, vista al tempo stesso come cariatide, elemento architettonico di sostegno, e anche come donna sensuale dalle curve flessuose e dalle braccia sollevate dietro il capo, a esporre morbide le sue rotondità? 

 

E' per questo, forse, che una Odette che "sorge" dalla spazzatura mi fa prendere tanto a cuore il suo destino.

 

 

 

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