Pierre Bonnard, l'ultimo impressionista

October 31, 2016

 

 

Sono molto curiosa di vedere la mostra che si è inaugurata l'altro ieri a Treviso e dedicata agli impressionisti

 

Il primo nome che viene in mente quando si parla di impressionisti non è mai quello di Pierre Bonnard, e sarà forse per questo che mi vien bene di scriverne e ricordarlo.

 

“La pittura non è altro che il piacere di dipingere”, amava dire.

 

Ammirato dal poeta Guillaume Apollinaire, fu uno di quegli artisti che all'impressionismo reagì attraverso la ricerca di "una pittura più meditata, con un uso più incisivo del colore".

 

Appuntare e trascrivere il reale secondo il dettato più prossimo alla sua personalità, attraverso una pittura della mimesi, ma anche scienza occulte e magia come motivo forte di ispirazione: una stanza chiusa, l'eleganza classica, la tradizione, la prospettiva, il dettaglio, certo, ma anche la volontà di superare i suoi riferimenti pittorici "nelle impressioni naturalistiche del colore" che questi riuscivano a suscitare.

 

Bella l'amicizia di Bonnard con Matisse, pur così diverso da lui per stile e visione del mondo. Eppure fra i due ci fu una vicinanza fatta di stima che si concretizzò in gesti dimostrativi: è il 1911 quando Matisse acquista “La serata al Salon” di Bonnard, mentre Bonnard, da parte sua, non esita un attimo a fare sua la “Finestra aperta” di Matisse, che conserverà gelosamente fino al resto dei suoi giorni. 

 

Bonnard, con Matisse, ha in comune il fatto che la pennellata, sia quella a piccoli tocchi, sia quella ampia e distesa, fa parte di una medesima determinazione: illuminare nuove concezioni estetiche mondate da intellettualismi e raffinatezze eccessive del passato scartate in favore di un sentire più diretto. Ma è bello comunque esplorarne le reciproche distanze, fra oli, sculture, acquarelli, gouaches, documenti, e disegni.

 

Non so se e quanto spazio è stato dato a Pierre Bonnard nella mostra di Treviso. 

Mi auguro comunque di poter di nuovo seguire le tracce del suo percorso creativo avvicente, sia quando predomina la sua indagine sulla capacità espressiva del colore, così quando sono le forme giustapposte e non gerarchizzate di matrice orientale a trascinarne l'ispirazione.

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