I giganti e il Natale

November 25, 2016

 

Il clima natalizio mi porta a curiosare fra racconti dal tono fiabesco. Questa deliziosa animazione è tratta dal celebre racconto di Oscar Wilde "Il gigante egoista" di Oscar Wilde che fa parte della raccolta Il principe felice e altri racconti. (Racconto che natalizio lo è di sicuro, visto che il Gigante del racconto è Gesù Bambino).

 

Di gigante in gigante: un libro di qualche anno fa (2007) che certamente consiglierei è "Storia naturale dei giganti" di Ermanno Cavazzoni.

 

Nel libro la serietà prova a farsi spazio e l'alter ego dello scrittore si impegna a costruire una sorta di trattato naturalistico sui giganti, figure fantastiche che popolano, con la loro ingombrante presenza, la letteratura del Rinascimento (eppure troppo spesso dimenticati) attraverso una perlustrazione tutt’altro che asettica (ma lo stesso rigorosa) che pesca da Pulci e Ariosto come da Cassio da Narni o Lombroso.

 

Quasi un catalogo senza la presa di distanza scientifica di un’enciclopedia, una prosa sapida e ironica pur non essendo sguarnita di citazioni e dotti riferimenti, con una sua bizzarra metodologia che indaga i poemi epici seguendo una precisa cronologia, dal Trecento al Don Chisciotte, dall’Orlando Furioso al Morgante di Pulci.

 

Dei giganti se ne restituisce a mano a mano un’esatta fisionomia, si descrivono i loro usi e costumi, il loro linguaggio e persino la loro attività sessuale perché (così si legge nella “dedica futura”) ad un certo punto i giganti sono finiti come sono finiti i mammuth, per via della caccia spietata oppure – scrive l’autore – per il loro sistema riproduttivo male orientato, di un’attività sessuale imprecisa quanto sgonfia.

 

Lo sguardo dello studioso si fa allora puntuto: il gigante, che nella sua estrema natura “se ne sta rintanato da solo come un monaco pazzo e scorbutico”, che preferisce più la vita da scapolo perché è “monco sul piano affettivo, violento, portato all’inimicizia”, viene restituito in tutta la sua tridimensionalità.

 

Ripreso nel suo egocentrismo e nella sua ridicola competenza che muove a compassione come nella sua taglia che incute rispetto (per forza: si nutre di leoni, orsi e draghi!) e al contempo svela un’indole affatto maldestra, che lo fa apparire anche un poco patetico (“se c’è un gigante davvero accecato dalle contingenze avverse della battaglia, è più probabile che i danni maggiori siano per i suoi colleghi antistanti”).

 

La fama da troglodita di cui il gigante continua a godere ancora oggi non lascerebbe sospettare, nei meno dotti, le tante caratteristiche che gli sono proprie e che ai più svogliati basterà verificare ricorrendo all’indice di tutti i giganti citati, alla fine del poderoso volume.

 

Le cospicue trovate del libro invitano però ad una lettura senza salti di pagina.

 

Anche perché, quando uno meno se lo aspetta, ecco che si trova insinuato fra le righe del trattato l’io dello scrittore alle prese con le proprie "intermittenze del cuore".

 

Le note a margine del tomo diventano cioè una sorta di diario privato dove l’autore si distrae temporaneamente dal suo saggio per seguire con la mente una piacente e giovane ragazza, Monica.

 

Una specie di Angelica intrufolatasi nei suoi pensieri che lo porta di tanto in tanto a tradire l’intelletto e a seguire suo malgrado i palpiti del cuore...

 

L’effetto comico è irresistibile, la cultura si insinua nel privato e viceversa con reciproche interferenze che più che far perdere il filo ne intrecciano sempre di nuovi e originali che stimolano riflessioni come sorrisi.

 

Evviva i giganti, dunque (buoni e non...)

 

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