Un sorso di birra made in Italy

November 26, 2016

 

«Chi ha detto che la birra non si confà ai gusti del consumatore italiano e in particolare di quello romano?». La riflessione è tratta da un claim pubblicitario.

 

Anno 1910: il ragazzo con le «ciocie» ai piedi, armato di birra ghiacciata, avviava in questa pubblicità di inizio secolo un idillio destinato a durare più di cento anni.

 

Sembra incredibile ma nella regione dove vivo, il Lazio, vengono prodotti più di cento marchi di birra, ed è presente anche una malteria e uno stabilimento industriale.

 

Ma, soprattutto, - gaudio dei nostri avidi palati - una realtà molto vivace di micro birrifici, 10 in tutta la Regione. 

 

Se le papille gustative possono essere contente, piange però il nostro portafoglio: una birra artigianale costa mediamente cinque volte di più di una birra industriale.

 

Da una bella chiacchierata con alcuni produttori di birra del Lazio, apprendo che sono le speciali e le superspeciali, le "reginette" del dorato mondo della birra.

 

Le birre più vendute paradossalmente sono le più costose e le meno costose. Soffrono di più le birre che possono essere collocate nella fascia media.

 

Inevitabile puntare anche sull’export di birra artigianale locale.

 

La ricetta del successo all'estero? Si sta affermando sempre di più uno stile italiano come gusto, profumo, bilanciamento, mi confermano gli esperti.

 

Eh sì, sembra proprio che gli italiani che producono birra all'estero siano famosi per la loro inventiva, per la produzione di birre fuori dagli schemi. Non avendo una tradizione consolidata, spicchiamo insomma per la nostra creatività. E se c'è chi predilige la scuole più famose, come la belga o la la francese, gli italiani sembrano capaci di miscelare le diverse tradizioni.

 

Certo, per stare sul mercato c’è bisogno di riconoscibilità e di costanza nella produzione. Però il nome della birra italiana tiene anche fuori dai confini nazionali. 

 

Mi risulta però che il più antico birrificio laziale, il Turbacci, sulla piazza da 18 anni, produca soltanto per il mercato interno. Ricordo di aver bevuto un'ottima birra prodotta da Turbacci, la Kykeom, con una ricetta fatta - pensate! - 2000 anni fa. Una birra speziata davvero particolare...

 

Ma se guardiano la collocazione di questi birrifici, scopriamo che sono tutti in periferia. A Roma città, curiosamente, c'è un solo birrificio presente, Atlas Coelestis, sulla piazza dal 2001.

 

Perché per aprire un impianto di birra anche piccolo i costi sono davvero elevati.  Per garantire un'attività commercialmente sostenibile occorre investire 150 o 200mila euro per la produzione di almeno 400 ettolitri l'anno.

 

Ma il mercato è aperto: se a Roma il vero e proprio boom della birra artigianale si è avuto fra il 2007 e il 2008, il settore sembra ancora oggi molto dinamico. E punta a valorizzare i prodotti locali.

 

E poi - come dimenticarlo? - c’è il vasto fenomeno dell’homebrewing, cioè quello della birra fai-da-te. Giacomo del Lungo è uno dei tanti appassionati che insieme ad altri amici, in un vecchio box macchine della periferia romana, a Rebibbia, si diverte a produrre birra. E ha anche creato un blog, Birra degli Amici, in cui si trovano sul tema accurate istruzioni per l’uso.

 

Oggi è molto più facile fare birra in casa, e, per esempio nella Capitale, ci sono almeno 30 rivenditori in cui si può trovare ottimo materiale per l’homebrewing.

 

I costi che deve affrontare chi vuole fare la birra da solo variano secondo il metodo utilizzato: si parte da una cifra che sfiora i 100 euro fino a più di 500 euro. 

 

Insomma, che aspettate a diventare mastri birrai?

 

Io mi prenoto subito come degustatrice per testare la qualità delle vostre creazioni.

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