I Lego d'arte di Stefano Bolcato

November 29, 2016

 

Il pop-dramma di Stefano Bolcato attinge a piene mani ai mattoncini e agli omini della Lego, la casa di giocattoli danese che ha fatto la felicità di più di una generazione.

 

Il mondo plasticoso da sempre caratterizzato per un forte richiamo ad una realtà da assemblare - apparentemente infrangibile - viene perturbato dall'esperimento dell'artista romano.

 

Le costruzioni, ad uso e consumo dei bambini diventano cioè piccoli teatri di posa in scala minore (fotografati e poi dipinti ad olio e ad acrilico), utilizzati per creare un singolare e ironico cortocircuito fra la rappresentazione colorata, ludica e «idealtipica» della realtà formato mattoncino e quella reinterpretata dall'artista, filtrata dalla cronaca.

 

Gli immancabili omini gialli sono così i protagonisti di fatti di attualità, di cronaca nera, di scene di crimini etc., pedine gialle che mettono in primo piano il «rimosso dell'infanzia», il «gioco perverso della morte».

 

Nel kit di montaggio tutto mentale di Bolcato, l'assemblaggio ideativo si sposa ad una grande attenzione al taglio della composizione: luci, colori e forme puntualmente sorvegliati si mettono al servizio del punto di vista dello spettatore, enfatizzando il coinvolgimento di chi guarda.

 

Bolcato, con alle spalle un percorso di studi di matrice accademica, si confronta con Thanatos attraverso un gioco sfacciatamente pop, non trascurando comunque dettagli ed effetto realistico.

 

Ma convincono ancora i suoi esperimenti pop, dopo l'uscita dei (sorprendenti) film Lego?

 

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