Riscoprendo Inventory su You Tube

November 29, 2016

 Su You Tube ho ritrovato traccia di una mostra che vidi al MAXXI tempo fa e che mi colpì parecchio. 

Inventory, di Fiona Tan. 

 

Fiona è nata in Indonesia e poi si è trasferita ad Amsterdam. Il video (insieme alla fotografia) è il suo strumento espressivo d'elezione e il lavoro sul passato è ben evidente nell'istallazione “Inventory”, frutto del fascino esercitato sull’artista dalla casa privata e dal museo dell’architetto neoclassico e illusionista Sir John Soane.

 

Collezionista intrepido, quest'ultimo, la cui attrazione per le antiche rovine greche e romane fu talmente forte da diventare una intensa attività di studio e ricerca.

 

Per i giovani della nobiltà europea del tempo Roma, con le sue bellezze antiche, rappresentava infatti una meta ambìta non solo per lo sguardo ma anche per le mani avide di frammenti o decorazioni.

 

E Sir John Soane non sfuggì alla regola, anzi. Fu talmente sedotto anche dal richiamo della Roma antica – che studiò da giovane durante il Grand Tour - da dedicare gli ultimi anni della sua vita all’allestimento di una casa-museo a Londra in cui custodire anche le sculture classiche e i frammenti collezionati nel tempo.

 

Una collezione non abbastanza conosciuta, la sua, ma perfettamente integrata con l’edificio che la ospita e di cui possiamo rivivere il fascino grazie anche a uno scritto dello stesso John Soane “Per una storia della mia casa” (“Crude Hints towards an History of my House”, il titolo originale) - pubblicato da Sellerio (2010) -, che rappresenta a suo modo un documento intrigante sulla storia del collezionismo e dell’architettura.

 

Fiona Tan, dunque. Costruisce il suo “Inventory” colpita dagli spazi misteriosi di questa “casa-tempio” e dal senso dell’intreccio intimo fra luogo e storia offerti da un territorio architettonico-museale dove forte e ben rintracciabile è l’impronta creativa del “ricercatore-demiurgo” che l’ha fondata.

 

E di cui lei, l'artista, riprende gli interni con sei videocamere.

 

“Inventory” mi ha trascinato dentro l’universo-mondo di questa adepta “apolide” del video, dal nomadismo espressivo così caratteristico sempre alle prese con i mutamenti spazio-temporali sui cui riflette, fra identità e memoria.

 

Ritrovarne traccia su YouTube mi ha emozionato.

 

 

 

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