La poetica dell'accumulo

June 26, 2017

 

Sono sempre affascinata da chi riesce ad assemblare oggetti d'uso quotidiano per trarne delle opere d'arte con spirito giocoso e irriverente.

 

Arman - fino al 23 luglio a Palazzo Cipolla a Roma con un'ampia retrospettiva-, in questo è un maestro.

 

Il curatore della mostra Germano Celant lo ha riassunto bene: ”Arman ha contribuito, sulla scia di Marcel Duchamp, al recupero dell’oggetto e a una situazione di scoperta dell’oggetto non nella sua autonomia, ma come un personaggio che ha un’anima, infatti viene tagliato, viene fatto esplodere, per rivelarne la personalità, non è solo quella di un’esteriorità tipica degli oggetti di consumo ma anche un personaggio che danza insieme ad altri personaggi, il frigorifero che danza assieme al carrello, il sedile che dialoga con la tagliatrice”.

 

L'anima degli oggetti, dunque, che diventano attori di una messa in scena in cui ciascuno ha un ruolo, una parte in commedia.

 

Protagonista del gruppo del Nouveau Réalisme francese (parallelo al movimento della Pop Art americana, sorto negli Stati Uniti negli anni Sessanta), Arman per più di cinquanta anni ha concentrato il suo percorso artistico nella ricerca di inedite trame costruite con gli oggetti d'uso quotidiani, accumulati, giustapposti ossessivamente, scomposti e ricomposti a seconda dell'esigenza di immortalarne la geometria e la funzionalità oppure, viceversa, di sabotarle entrambe, mettendo a punto strani e affascinanti ibridi con cose spesso molto distanti per genesi e contesti.

 

 

 

Inserire cento ferri da stiro tutti uguali in tante cellette vicine fa l'effetto di un alveare di massaie simboleggiate dall'arnese domestico; allo stesso modo sostituire i ferri da stiro con i più seducenti abat jour - stavolta tutti diversi - provoca una sensazione claustrofobica, da cimitero del soggiorno in onore del quale sembrano allestiti debiti loculi.

 

DIetro la vernice giocosa, s'avverte una patina funerea: l'"archeologo del futuro" che si diverte a costruire strane creature "paleolitiche" con grandi chiavi per viti riflette sulla poetica dello scarto e del rifiuto esplorando la distruzione dell'oggetto, che Arman "traduce" in opera tradendone i significati originari.

 

L'agonia delle cose, il loro respiro e la loro drammatica presenza/assenza che si fa forma, colore, e, alla fine, persino poesia. 

 

 

 

 

 

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